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Minos
(Le città e il desiderio - II - Anastasia)
Le cause insolute raggiungono Minos. Materializzate in forma di aquiloni celesti gravitano per un tempo breve ma necessario ad una prima fase di purificazione, la forza centrifuga sviluppata nel movimento rotatorio allontana dagli ammassi le sostanze individuali meno aggreganti che tendono a staccarsi per la loro scarsa capacità coesiva. Al termine di questo primo processo gli aquiloni sostano all’interno di due fari detti Gioacchino emanante luce, Boero emanante tenebra, per quaranta giorni, in seguito sono scagliati nella volta e roteando altre sostanze si staccano. Le porte delle tre torrette, dette Soffi li introducono al canale nero. E’ in questo tratto che la causa prende coscienza di sé e perde le ultime particelle egoiche che si fissano nelle conifere che provvedono all’ossigenazione di Minos, città altrimenti ricca di anidridi tossici; con questa alchimia si provvede al suo sostentamento. Il giro aureo è l’ultimo bagno di luce nobilitante, poi la causa risolta e incoronata si dissolve nell’insostanziale.
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